
Ottobre 2025 segna un punto di svolta per la ricerca online: Google introduce AI Mode in 38 paesi e 50 lingue, incluso l'italiano. Una trasformazione che sta già generando dibattiti sul futuro del web e preoccupazioni tra gli editori.
A differenza di AI Overviews (introdotto nel maggio 2024), AI Mode relega i link nella colonna di destra e occupa la parte centrale con risposte generate dall'intelligenza artificiale.
L'esperienza è simile a quella di ChatGPT: il sistema scompone le domande in sottotemi ed esegue contemporaneamente numerose ricerche.
È particolarmente utile per attività complesse come organizzare viaggi o interpretare istruzioni articolate.
I numeri sono significativi. Il New York Times nell'aprile 2025 ha registrato un calo del 36,5% del traffico dalla ricerca organica.
Secondo il Pew Research Center, con AI solo l'8% degli utenti clicca sulle fonti, contro il 15% senza AI.
Dati che si inseriscono in un trend più ampio:
- 60% delle ricerche avviene in modalità "zero-click"
- I click da Google sono calati del 30-35%
- Google detiene il 90% del mercato dei motori di ricerca
L'impatto per le testate online e i content creator è veramente significativo.
La BBC ha coniato il termine "machine web" per descrivere uno scenario futuro: una rete in cui i siti sono progettati per essere letti dalle macchine, non dagli utenti, dove l'informazione viene consumata principalmente attraverso riassunti generati dall'AI.
Google sta evolvendo il suo modello di business: utilizza i contenuti delle testate per generare risposte, ma riduce significativamente il traffico in cambio, modificando l'equilibrio che ha caratterizzato il web negli ultimi vent'anni.
Alcune strade sono già state intraprese.
Amazon ha siglato accordi da 60 milioni di dollari annui con il New York Times per utilizzare i suoi contenuti. Accordi simili sono stati firmati con OpenAI e Anthropic.
Tuttavia, questi contratti sono accessibili principalmente ai grandi gruppi editoriali.
Per le realtà più piccole sarà fondamentale:
- Concentrarsi su qualità e autorevolezza
- Creare fonti uniche che l'AI non può replicare
- Sviluppare strategie di engagement dirette (newsletter, programmi fedeltà)
La domanda resta aperta: vogliamo accontentarci delle informazioni filtrate dall'AI o continuare a informarci da fonti plurali ed indipendenti?